Le tecnologie

Il trattamento dei materiali contenenti amianto può avvenire in modi differenti, a seconda della tecnologie utilizzate.

In accordo con la normativa vigente, gli interventi di bonifica possono attuarsi tramite tre strategie:

  • Rimozione dei materiali di amianto: è il più utilizzato, pur producendo rifiuti tossici e nocivi comportando costi di smaltimento elevati.
  • Incapsulamento: consiste nel ricoprire il materiale che contiene amianto con prodotti penetranti e inglobanti così da determinare una pellicola protettiva tra l’ambiente e la fibra di amianto.
  • Confinamento: consiste nel creare una struttura che separa il materiale contenente amianto dall’ambiente; Il costo è più contenuto rispetto ai precedenti. Il rilascio delle fibre avviene all’interno del confinamento.

I trattamenti condotti sul MCA a valle della fase di rimozione possono essere suddivisi in due categorie, in base all’effetto sul materiale:

  • Stabilizzazione (ovvero ovvero i trattamenti che hanno lo scopo di ridurre il rilascio di fibre);
  • Inertizzazione (ovvero i trattamenti che comportano una totale trasformazione cristallochimica delle fibre).

Relativamente alla prima categoria si ottiene una riduzione della pericolosità del materiale, non intervenendo affatto sulla modifica della struttura cristallina od agendo parzialmente su di essa. Sono riconducibili a questa categoria i trattamenti di stabilizzazione o solidificazione in matrice organica od inorganica, stabile e non reattiva (a freddo), l’incapsulamento e la modifica parziale della struttura cristallochimica. Queste modifiche parziali del materiale comportano che siano, tuttavia, ancora presenti le sue componenti pericolose e che possano eventualmente essere disperse nell’ambiente nel breve, medio o lungo periodo. La destinazione per questo tipo di rifiuti rimane, pertanto, ancora la discarica. I trattamenti della seconda categoria sono, invece, quelli con lo scopo di modificare completamente la struttura cristallochimica dell’amianto annullandone, in tal modo, la pericolosità e risultano molto interessanti da un punto di vista ambientale. I prodotti ottenuti possono, infatti, essere considerati come una nuova materia prima e pertanto sono destinati al riciclo, a condizione che rispettino precise prescrizioni. Attraverso questo seconda tipologia di trattamenti l’amianto perde il proprio abito fibroso divenendo innocuo ed “inerte” e classificabile come “materia prima seconda”, trasformandosi, in tal modo, da problema a risorsa.
Le fasi del processo di inertizzazione prevedono la lavorazione del minerale, spesso presente in associazione con altri materiali, e, pertanto, necessitano di operazioni di separazione, triturazione e preparazione dell’amianto prima che questo venga sottoposto alle effettive procedure. Le operazioni richieste sono condotte in depressione od in condizioni bagnate al fine di impedire la dispersione delle fibre, mentre l’emissione nell’ambiente dei prodotti derivante dall’eventuale combustione o delle acque utilizzate richiede una debita attenzione.

I processi maggiormente utilizzati rientrano nelle macrocategorie dei trattamenti termici, chimici e meccano-chimici.

Trattamenti termici

I trattamenti termici consistono nella modifica della struttura cristallochimica dei silicati amiantiferi che avviene spontaneamente ad elevate temperature. I materiali così ottenuti risultano privi della tossicità e pericolosità iniziale.

Questa categoria è molto articolata ed è anche quella dove si concentrano le maggiori esperienze industriali reali. La quasi totalità delle applicazioni identificate e degli studi analizzati prevede l’uso di temperature prossime o superiori ai 1200 °C. Tuttavia, occorre precisare che un recente studio afferma che un trattamento termico a soli 700 °C sia sufficiente per rendere innocuo il cemento-amianto.

La criticità comune a tutti i trattamenti termici è l’elevata energia richiesta per riscaldare un materiale termicamente inerte come l’amianto. A tal proposito, occorre ricordare che la tipologia più diffusa di MCA è l’amianto-cemento, in cui le fibre di amianto sono disperse in un materiale anch’esso termicamente inerte. Altre criticità sono legate alla formazione di inquinanti atmosferici durante le fasi del riscaldamento ed in quest’ottica un materiale particolarmente problematico è il vinilamianto, in quanto il trattamento termico di polimeri alogenati può portare alla formazione di inquinanti organici persistenti quali le diossine e i policlorobifenili.

Esistono varie sottocategorie di trattamento termico, classificabili in base alla tecnologia utilizzata per riscaldare, all’eventuale presenza di additivi ed ai processi termici successivi al riscaldamento (ricristallizzazioni). In base alla sottocategoria scelta, il materiale ottenuto può essere una massa vetrosa inerte da conferire in discarica come rifiuto non pericoloso, una ceramica od un materiale con buone proprietà meccaniche potenzialmente riutilizzabile, ad esempio, nell’industria edilizia o in opere civili.

Trattamenti chimici

I trattamenti chimici hanno lo scopo di distruggere le fibre di amianto attraverso attacco chimico ottenuto avvalendosi di acidi o basi forti concentrate e successiva neutralizzazione della miscela ottenuta finalizzata a estrarre prodotti riutilizzabili come inerti. Si tratta di applicazioni che in genere richiedono temperature di processo meno elevate dei processi termici ma comunque superiori a quelle ambientali. Il rischio dei trattamenti chimici è che l’inertizzazione avvenga solo a livello superficiale e non interessi le fibre localizzate nella parte più interna della struttura, che potrebbero essere rilasciate in seguito a una rottura del materiale prodotto.

Trattamenti meccano-chimici

I trattamenti meccanochimici affidano all’energia meccanica trasmessa al MCA da macchine trituratici il compito di distruggere i reticoli cristallini ed i legami molecolari presenti nell’amianto, causa della sua stessa pericolosità (Plescia et al., 2003).I processi di macinazione ad alta energia od ultramacinazione sono stati proposti e utilizzati con successo alla scala di laboratorio e reale per trattare i RCA. Nello specifico è stato dimostrato che la macinazione di fillosilicati, che avviene in mulini che operano con le più diverse metodologie, ne determina la progressiva amorfizzazione grazie al rilascio degli ioni ossidrile necessari al mantenimento della struttura cristallina. Si parla anche di “vetrificazione a freddo”. Sono state eseguite delle sperimentazioni sul minerale proveniente da Balangero ed al termine del procedimento è risultato praticamente puro. Un campione di crisotilo, ad esempio, è stato macinato per 4, 8, 12, 16 e 20 minuti in un mulino Herzog HSM 100, con una proporzione di 1:100 rispetto alla massa macinante. Dopo pochi minuti di trattamento non si è più riscontrata la presenza di fibre, mentre dal punto di vista cristallografico il materiale prodotto non è più individuabile come amianto. Le sollecitazioni meccaniche, imposte per compressione e sfregamento, portano ad una rapida distorsione reticolare, ad una espulsione delle molecole d’acqua, OH e CO2 ed alla formazione di un materiale isotropo e amorfo. I test di laboratorio evidenziano come tale trattamento sia efficace anche se con tempi differenti, dagli 8 minuti del crisotilo ai 12 degli anfiboli.